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Le nuove classi virtuali

Come sono nate le moderne classi virtuali ? Andiamo indietro nel tempo, giusto di qualche decennio.

Nel 1998 ho fatto la prima esperienza di professionista della Formazione a Distanza, in un contesto nel quale il web non era ancora il luogo di svolgimento principale delle attività didattiche. Il processo formativo era completamente in autoistruzione: gli studenti iscritti al corso ricevevano il materiale di studio a casa, che consisteva di video cassette e manuali, studiavano da casa e potevano contare sul supporto di un tutor con il quale interagivano  via e-mail o telefonicamente. Oggi diremmo che si trattava di una tipica esperienza di elearning di prima generazione, basata su una impostazione trasmissiva dei contenuti ed orientata esclusivamente all’acquisizione di un set di competenze e di una certificazione.

Questa prima generazione di elearning ebbe un enorme successo a livello di utilizzo, perché consentiva a numerose e diverse  categorie di persone di ottenere un diploma finito, una certificazione professionale o addirittura una laurea senza dover frequentare fisicamente una istituzione educativa.  Tuttavia le critiche rivolte a questo tipo di esperienza di Formazione a Distanza dal punto di vista pedagogico erano numerose.

La lontananza che rimpicciolisce gli oggetti all’occhio li ingrandisce al pensiero.” Arthur Schopenhauer

Cosa hanno in comune le vecchie e nuove classi virtuali ?

Il mezzo scelto per l’erogazione della formazione a distanza non concepiva l’interazione tra docente e discente e quest’ultimo aveva un ruolo sostanzialmente passivo, cioè riceveva informazioni che non poteva commentare e neanche rielaborare. Il canale comunicativo aperto, cioè che prevedeva anche la rielaborazione del messaggio, veniva spostato non solo temporalmente, ma ricadeva anche su una figura diversa dal docente e cioè sul tutor. Le videocassette preparate per il supporto allo studio riproponevano in studi di registrazione le lezioni d’aula del docente. Il docente tipicamente parlava seduto alla cattedra ed utilizzava alcuni strumenti di supporto, come la lavagna a fogli mobili per disegnare formule o schemi. Questa impostazione generale del processo formativo, come vedremo, è stata superata. Tuttavia alcune scelte didattico-comunicative permangono ancora oggi in alcune esperienze che rientrano nell’ambito dell’elearning. Si pensi ad esempio alla realtà dei canali satellitari che erogano contenuti didattici, oppure all’utilizzo dei video didattici o video tutorial molto diffusi su piattaforme come YouTube.

Dai CBT ai WBT: l’era del web

L’evoluzione dei supporti digitali decretò dopo brevissimo tempo il passaggio dalle videocassette ai Cd-Rom. Si diede così inizio ad una fase molto creativa nella quale al centro della scena vi erano i CBT: Computer Based Training. I CBT erano prodotti molto evoluti dal punto di vista multimediale, ipertestuali ed interattivi. Ma erano pur sempre in completa autoistruzione.

I CBT si trasformarono ben presto (e non senza enormi complicazioni tecniche) in WBT: web based training. I contenuti venivano cioè fruiti via web collegandosi ad un ambiente di apprendimento remoto che ospitava contenuti, studenti, docenti e tutor. Erano nati i sistemi di gestione dell’apprendimento, i Learning Management System. Con la penetrazione dei sistemi di Learning Management, l’interazione tra studente e docente, tra tutor e studente, e tra studente e studente assumeva un ruolo centrale nel processo formativo. Dunque i due processi di formazione e di comunicazione iniziavano a saldarsi e si ipotizzava di riproporre in un’aula virtuale le dinamiche di interazione tipiche dell’aula fisica.

Le classi virtuali diventano comunità di apprendimento

Gli ambienti di apprendimento divengono improvvisamente rilevanti ai fini del successo della formazione quanto la qualità dei contenuti. E ciò determina una grande svolta metodologica nel settore della formazione a distanza che inizia a contaminarsi sempre di più con il resto delle esperienze di evoluzione del web. Le classi virtuali sposano tutti i trend positivi di Internet.

Tutto ciò che nel tempo è divenuto standard o indicatore di qualità per Internet, ha influito direttamente sull’evoluzione dell’elearning: l’evoluzione delle interfacce, gli strumenti di comunicazione, le forme di scrittura, ma anche i formati dei file e l’evoluzione dei digital device.

Con l’affermarsi del Web 2.0 caratterizzato da alti livelli di interattività degli utenti e da strumenti di collaborazione avanzata, l’elearning fa un ulteriore enorme balzo in avanti. Le classi virtuali divengono sempre più simili a comunità di apprendimento on-line, la rigida marcatura dei ruoli classici docente-discente viene sostituita da scambi di ruolo frequenti, il processo di creazione di un corso on-line, si fa sempre di più circolare non potendo più marcare in maniera definita il momento di creazione del contenuto didattico da quello della sua fruizione.

L’elearning diventa un fenomeno di massa

Questa nuova generazione di elearning si afferma come una modalità d’istruzione-formazione contemporanea nelle forme e nella sostanza che rappresenta un punto d’arrivo del percorso d’innovazione delle metodologie didattiche ed anche un punto di partenza per nuove sperimentazioni legate all’intelligenza artificiale ed al web semantico.

E tutto ciò, unitamente all’evoluzione dei supporti digitali mobili, ne determina il successo a livello planetario.

L’elearning in tutte le su declinazioni attuali (che sono veramente molteplici) si è affermato in ambito professionale, nell’educazione superiore e nel K12. E’ diventato un fenomeno di massa e di consumo.

Un fenomeno complesso definito da termini come: Popolazione in movimento, Gamification, User generated content, Peer review, MOOC, Intelligenza Artificiale ed IoT (Internet fo Things).

Ciò che occorre è un enorme sforzo di immaginazione per arrivare a definire la storia futura delle classi virtuali, ovvero dell’interazione tra il soggetto discente ed il sistema che lo ospita nei minimi dettagli. Nel vuoto d’interazione infatti si nasconde una delle più probabili cause di insuccesso nell’apprendimento. Questo aspetto si va sempre più accentuando nel tempo e diviene centrale quando si intende avvicinare un pubblico giovane. Un pubblico che è abituato all’altissimo livello di interazione nei social network, che è abituato ad usare il computer in modalità gaming, che dispone di una postazione multimediale ben fornita ed eternamente su “on”.

La sfida di chi progetta sistemi ed interventi di elearning è utilizzare questo alto potenziale a scopi educativo/formativi lavorando a stretto contatto con l’utente finale, lasciando che questi plasmi l’ambiente secondo le sue esigenze a volte mutevoli e rompendo le rigide barriere del dentro-fuori l’aula e del fisico-virtuale.

By |2017-09-22T16:14:03+00:00settembre 9th, 2015|elearning, Formazione, News|0 Comments

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Marketing della Formazione, eLearning analyst, learning tech fan, Instructional designer, Formatore

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